La 300SEL 6.3 compie 50 anni ….auguri!

Tanto per rimanere in tema di anniversari, quest’anno compie 50 anni il modello di vertice delle W108-109: la 300 SEL.

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300SEL
Ha inaugurato mezzo secolo fa il segmento di mercato delle ammiraglie ad alte prestazioni, oggi dominato dalle berline AMG. Sviluppata inizialmente in segreto dal test-engineer Erich Waxemberger e poi approvata da Rudolf Uhlenhaut, abbinava la scocca a passo lungo della serie W109 con il motore V8 di 6333 cc della 600. Ben 250 CV per 1780 kg, 220 km/h e soli 6,5 secondi per lo 0-100 km/h, un livello di comfort straordinario e un allestimento molto lussuoso rendono questa vettura un gioiello da godere su strada prima ancora che in un museo.
Al Salone di Ginevra del 1968 una berlina di lusso si impose all’attenzione di pubblico e stampa per le sue qualità straordinarie e per le prestazioni sopra le righe: la si poteva incontrare allo stand Mercedes-Benz e la sigla che la identificava era 300 SEL 6.3.
Vista con gli occhi di oggi, può essere considerata la progenitrice delle ammiraglie AMG, anche se, dopo il suo debutto commerciale, l’atelier di Aufrecht e Melcher realizzò una versione ancora più potente e grintosa rispetto al modello di serie che già era accreditato di una potenza di 250 CV a soli 4000 giri/minuto, di una velocità di punta di 220 km/h e di uno scatto da 0 a 100 km/h in soli 6,5 secondi, la 300 SEL 6.8 AMG che, opportunamente allestita per le corse, si mise in luce nelle 24 Ore di Spa Francorchamps e del Paul Ricard e in alcune gare del Campionato Tedesco Turismo. 
La 300 SEL 6.3 ha rappresentato per i cinque anni compresi tra il 1968 e il 1972 il vertice della serie W108/109 che “apriva” con la 250 S a passo corto del 1965, fornita di 130 CV. Il suo cocktail insuperabile di comfort e performance, espresso nel massimo equilibrio e con la sobrietà che solo una Mercedes-Benz di quell’epoca poteva vantare, fece sì che questo modello divenisse rapidamente il più desiderato da capitani d’industria e capi di Stato e il più sognato dal resto del mondo, dotato o no di patente.
Il peso di 1780 chilogrammi (davvero molti per l’epoca) mitigava solo marginalmente la sensazione di potenza fornita dal poderoso motore V8 di oltre 6,3 litri di cilindrata: bastava premere a fondo l’acceleratore per essere proiettati con una rapidità non certo abituale per l’epoca da una curva all’altra di una strada collinare o verso il successivo casello se a essere affrontato era un percorso autostradale. Il tempo di soli 27,1 secondi necessario a percorrere un chilometro con partenza da fermo permetteva alla berlina sportiva della stella a tre punte di rivaleggiare con i modelli di Costruttori di auto ad altissime prestazioni, non escluse le Maserati né le Ferrari. Nel misto la 300 SEL 6.3, che rappresentava l’alternativa sportiva alla più formale 600 (serie W100) con cui condivideva di fatto il motore, sorprendeva per la leggerezza del comando dello sterzo, servoassistito, da gestire con il volante dall’immenso diametro e dalla corona insolitamente sottile, specie considerando i
parametri odierni.
Il livello di comfort fornito, ritenuto all’epoca insuperabile, derivava da numerosi elementi: l’abitabilità a dir poco generosa, la silenziosità esemplare, l’assenza di vibrazioni, l’isolamento dalle asperità della strada garantito dalle sospensioni pneumatiche autolivellanti e dall’efficienza del cambio automatico a 4 marce (una rarità per l’epoca) con convertitore di coppia. Quanto alla discrezione, altra caratteristica molto apprezzata nella 300 SEL 6.3, essa derivava soprattutto dall’essere sostanzialmente identica ai modelli della serie W109: le uniche differenze erano rappresentate dalla sigla 6.3 posta sul lato destro del cofano bagagliaio, dai proiettori alogeni e dai fendinebbia. All’interno, solo il tachimetro specifico con fondo-scala adeguato alle maggiori possibilità della 6.3, il contagiri centrale e l’orologio riposizionato in plancia permettevano di distinguere la 300 SEL 6.3 dalle varianti meno potenti delle serie W108/109. Tra gli equipaggiamenti specifici della 6.3 orientati al lusso spiccavano gli alzacristalli elettrici e la chiusura centralizzata, mentre sul piano tecnico è da ricordare anche la presenza del differenziale autobloccante.
Il notevole ingombro del motore V8 di 6333 cc impose anche una riprogettazione del tunnel di trasmissione, della sezione anteriore del sottoscocca e del pavimento dell’abitacolo. Rispetto all’analogo propulsore dell’ammiraglia 600, quello impiegato sulla 300 SEL 6.3 vantava un raffinato impianto di iniezione con pompa specifica a 8 pistoncini con avviamento e riscaldamento automatici che tengono conto della posizione del pedale dell’acceleratore, della velocità dei pistoni, della pressione dell’aria e della temperatura dell’acqua dell’impianto di raffreddamento. Con quelle prestazioni e con quel livello di allestimento, nessuno poteva più lamentarsi con la Casa di Stoccarda riguardo alla mancanza di piglio sportivo nelle sue automobili e di potenza nei suoi motori.
Tra i primi giornalisti specializzati a provare la 300 SEL 6.3, quelli del quindicinale tedesco Auto Motor und Sport rimasero colpiti dalla facilità con cui in autostrada venivano superate le Porsche 911 e 911 S, fino a quel momento incontrastate regine delle autobahn tedesche, e dallo stupore dei guidatori di quelle coupé. Un motivo per quest’ultimo effetto è facilmente spiegabile: l’auto in prova era priva delle scritte di identificazione posteriori e poteva essere facilmente scambiata per una 300 SEL a 6 cilindri, di potenza sensibilmente inferiore.
Ma come nacque in casa Mercedes-Benz un’auto così lontana dalla tradizione della marca, orientata verso vetture confortevoli, eleganti, ben rifinite ma non certo prestazionali? L’idea partì da Erich Waxenberger, ingegnere impegnato nella Divisione Test della fabbrica: egli fu affascinato dal potenziale del motore V8 creato per l’ammiraglia 600 e realizzò un prototipo basato su una berlina a passo lungo della serie W109 dotato di quello stesso motore. Tutto questo tenendo all’oscuro il capo dello sviluppo delle auto di serie, Rudolf Uhlenhaut, almeno inizialmente. Quando quest’ultimo si
rese conto degli esperimenti del suo sottoposto, soprattutto per i rumori insoliti che provenivano dal reparto della fabbrica dove lavorava Waxenberger, lo chiamò a rapporto e non mancò di rimproverarlo, ma non ci volle molto per convincersi che valeva la pena continuare lo sviluppo e verificare quale sarebbe stato il punto di arrivo. Inutile dire quale fu la reazione di Waxenberger al sorriso sornione di Uhlenhaut che precedette la firma dell’ordine ufficiale che autorizzava lo sviluppo della futura 300 SEL 6.3.
L’auto che nacque al termine del processo di sviluppo inaugurò, in un certo senso, il segmento di mercato delle berline “alto-di gamma” ad alte prestazioni nel quale oggi le AMG E 63, S 63 e S 65 continuano a rappresentare il marchio della stella a tre punte. Con 6526 esemplari prodotti dal 1968 al 1972 la 300 SEL 6.3 è un’automobile sportiva di prestigio di una certa rarità, per anni snobbata dal mercato collezionistico ma riscoperta recentemente per la sua capacità di fornire il lusso di una Bentey o di una Rolls-Royce, le prestazioni di una Aston Martin o di una Ferrari e il comfort di un’ammiraglia Mercedes-Benz. In un mercato collezionistico in evoluzione, nel quale chi compra desidera anche godersi su strada il proprio acquisto, vetture come la V8 di Stoccarda che compie 50 anni nel 2018 vedono accrescere la loro appetibilità e le quotazioni, al punto che esemplari in ottimo stato della 300 SEL 6.3 vengono trattati attorno agli 80mila euro.

Fonte  questo articolo.

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Ecco un bel video celebrativo mb999999